3.17.2015

EVENTI: CARTOOMICS 2015


Articolo di:
DANIELE "GR00VIER" COSTERNARO


Giochi, fumetti, musica post metal tamarra suonata da cosplayer e altra robetta nerdosa. Tutte le mie antiche e nuove passioni riunite in una manifestazione fieristica che ha monopolizzato l’attenzione di tutti i geek milanesi nell’arco di tre giorni lo scorso weekend di marzo.
Naturalmente io sono andato prevalentemente per ragioni ludiche, ovvero fare qualche partita di prova a dei giochini a me sconosciuti. Un po’ un aperitivo della Play per il mio palato affamato di intrattenimento da tavolo.
Con un po’ di delusione, arrivato in fiera, ho scoperto che solo la milanese Cranio Creations e Giochi Uniti erano presenti con dei tavoli dedicati, il resto dello spazio dimostrativo era dedicato alla Casa del Gioco (Tana dei Goblin), che però era prevalentemente impegnata in gioconi astratti e gateway oltre che con una pregevolissima versione gigante di 8 Minuti Per Un Impero. Erano comunque presenti con i propri stand Ghenos Games ( con tavoli di Krosmaster ovviamente apparecchiati), RedGlove e Raven Distribution.
Ammetto di aver sostanzialmente snobbato tutti per dedicarmi a tempo pieno ai giochi Cranio. Alcuni nuovi, alcuni meno ho messo le mani su tutti ed ecco qui le mie impressioni.



GLASS ROAD
Una delle ultime fatiche  del mitico Uwe Rosenberg. Card driven con gestione risorse attraverso l’oliato meccanismo della ruota ambientato nel contesto della tradizione bavarese di lavorazione del vetro.
Il gioco si svolge nell’arco di 4 turni di 3 round ciascuno. Ogni giocatore ha in mano le stesse 15 carte, ne deve scegliere 5 che giocherà durante il round. Ogni carta rappresenta un lavoratore con i suoi benefici annessi.
Lo scopo è costruire gli edifici messi a disposizione nel gioco (le tessere edificio sono tante, le varie combinazioni di disponibilità rappresentano un’alea mica male in ogni partita) attraverso la produzione e il consumo delle varie materie prime: mattoni, carbone, sabbia, vetro. Gli edifici sono i vettori dei punti vittoria di fine partita.
Mescolare tattica, un pizzico di fortuna, 1/3 di imprevedibilità, ma non mettete la strategia. Shakerate e otterrete un gioco che chiede tanto e forse non restituisce abbastanza. Forse un buon Rosenberg per famiglie, ma lo dovrei rigiocare un paio di volte per farmi un’idea più chiara.




DUNGEON BAZAR
Simpatico gioco del trio Cecchetto – Tascini – Luciani, per un massimo di 5 giocatori, indipendente dalla lingua.
Come suggerisce il titolo, l’ambientazione è sempre quella dei draghi e dei guerrieri, ma questa volta i giocatori impersonano dei mercanti di armi in combutta con il drago cattivo pronti a rifilare ai malcapitati paladini delle armi-sola a prezzi da strozzo, ottenendo i favori del suddetto drago, girando per il dungeon alla ricerca delle merci, gestire il proprio piccolo mercato con meccanismi di piazzamento e maggioranze.
Il gioco è simpatico, la grafica di medio livello, le carte un po’ troppo fragili.
In ogni caso: nel complesso non mi ha colpito favorevolmente. Sicuramente è un gioco che riesce bene nel suo umorismo ma che paga troppo lo scotto di meccaniche già straviste e di un tema, che dovrebbe essere in questo caso predominante, un po’ appiccicaticcio.
Alla fine dei conti a mio avviso il troppo stroppia: alla fine della partita mi sarei dovuto divertire a imbrogliare guerrieri sprovveduti, e invece ho passato il tempo a fare calcoli per capire in quante mosse avrei potuto avere il diritto di prelazione sull’acquisto di una determinata carta.
Mi riservo di riprovarlo in futuro, in ogni caso.





TALUVA
Riedizione del 2014 di un classico gioco di tileplacement di quasi 10 anni or sono per 2-4 giocatori (al momento per i boardgame 10 anni sono un’era geologica).
Meccanica semplice e immediata: ogni giocatore ha a disposizione due possibili azioni: espandere il territorio, cioè posizionare nuove tessere e costruirvi sopra degli edifici, oppure causare un’eruzione vulcanica che spazza via edifici edifici degli avversari e propri e fa crescere il territorio in senso verticale.
Le tessere hanno ognuna tre esagoni, di cui uno è sempre un vulcano, che rappresentano i vari tipi di terreno esistenti sull’isola. Per espandere il territorio si può, dopo aver piazzato la tessera, costruire una capanna, costruire una torre, costruire un tempio oppure espandere un insediamento esistente.
Vince chi posiziona per primo abbia terminato due tipologie di edifici, oppure, terminate le tessere da posizionare, chi abbia più edifici nel territorio.
Non avevo mai giocato a Taluva e l’ho trovato gradevole e divertente, per una partita. Ma non mi è venuta voglia di fare la seconda. La cosa credo dipenda dal fatto che non amo i tileplacement (per me Carcassonne è più che abbastanza). Perciò: se i giochi di piazzamento tessere sono il vostro pane, Taluva è un titolo che non può mancare alla collezione. Altrimenti non è importante averlo ma penso che vi divertirà fare qualche 
partita quando lo incrocerete nella vostra ludica strada.






SHEEPLAND
Altro giochino della coppia Tascini-Luciani di cui tanto avevo sentito parlare ma che non avevo mai trovato al tavolo.
Premessa necessaria: la parola giochino non è messa lì a casoma, anche se si tratta di un filler (a cui farei giocare senza problemi anche un bambino, sapendo che ci possiamo divertire parecchio entrambi), in realtà è un gioco con risvolti strategici piuttosto interessanti.
Ambientato in quella che direi essere una riproduzione della Sardegna, impersoniamo dei pastori il cui scopo è quello di acquisire terreni e recintarvi il maggior numero di pecorepossibile (di cui una nera che si sposta casualmente durante la partita) per ottenere la vittoria.
Per fare ciò a ogni turno abbiamo a disposizione tre azioni, di cui la prima obbligatoria
1)    Muovere il pastore
2)    Spostare una pecora
3)    Comprare una tessera terreno
Muovendo il pastore si costruiscono contemporaneamente dietro di sé degli steccati con cui andiamo progressivamente a “sigillare” le pecore dentro i territori oltre che rendere più difficile il movimento degli avversari.
Mi ha interessato vedere come ognuno dei convenuti al tavolo abbia applicato strategie diverse per arrivare alla vittoria: chi si è concentrato su una sola tipologia di terreno cercando di spostarvi le pecore, chi ha differenziato i terreni seguendo lo spostamento delle pecore, chi ha cercato di gestire al meglio i movimenti per recintare le pecore che gli interessavano.
In definitiva mi sono decisamente divertito e mi sento di consigliarlo a chiunque voglia un filler divertente, adatto a grandi e piccini, e direi anche un buon modo di intrattenere dei non giocatori.



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